Una questione
di riferimento
Quando vincete 100 euro, sono davvero 100 euro in più che prima non avevamo. Eppure, nella vostra testa, per un po’ non lo sono ancora del tutto. È come se quei soldi vivessero in una specie di limbo: non sono più del banco, ma non sono neanche ancora completamente nostri.
In quei primi minuti — o ore — spenderli o rimetterli in gioco è facilissimo.

Non ci pensate due volte: “sono soldi vinti, mica miei”. Poi, col passare del tempo, succede qualcosa: quei 100 euro vengono “contabilizzati” e diventano parte del vostro denaro, dei vostri risparmi. E a quel punto, perderli o rischiarli di nuovo fa molto più male.
Lo stesso accade con un aumento di stipendio: all’inizio sembrano un bonus extra, qualcosa con cui si può giocare, barattare, concedersi un lusso. Dopo un po’, invece, diventano parte del normale equilibrio.
Nel gioco d’azzardo questa illusione ha un nome: l’effetto “house money”, letteralmente “i soldi della casa”. Ma è un abbaglio: sono vostri eccome. Solo che il cervello impiega un po’ ad aggiornare il “punto di riferimento”.
È anche per questo che, dopo una vincita importante, al casinò le mance volano: non stai regalando soldi tuoi — stai regalando soldi “in più”.
Il banco lo sa bene: sa che quel momento sospeso, tra la vincita e l’assimilazione, è il più favorevole per farti continuare a giocare.