Le storie

di chi vince

Lo abbiamo detto più volte: nel lungo periodo si perde. È la matematica a dirlo, e con la matematica non si discute.

Eppure, ogni tanto, spuntano fuori storie vere — e irresistibili — di persone che sono riuscite a battere il banco.

Una delle più famose è quella di Jeff Ma e del gruppo di studenti del MIT, che negli anni ’90 riuscirono a vincere milioni di dollari al blackjack. Non per fortuna, ma grazie a un sistema di conteggio delle carte e a una squadra organizzata come un piccolo esercito

Dietro di loro c’era un professore, una strategia rigorosa e una quantità impressionante di matematica. La loro storia è diventata un libro, Blackjack Club, e poi un film: 21.

Poi ci sono Jerry e Marge Selbee, una coppia del Michigan, pensionati con la passione per i numeri, che nel 2003 scoprì un’anomalia nel calcolo dei premi della lotteria del Massachusetts: avevano capito che, superata una certa soglia di biglietti venduti, il montepremi diventava statisticamente vantaggioso. Così cominciarono a giocare solo in quei momenti.

Niente fortuna, solo logica. E funzionò: vinsero milioni, tutto alla luce del sole. Anche la loro storia è diventata un film: Jerry & Marge Go Large.

E poi c’è Mohan Srivastava, un ingegnere canadese che un giorno, nel 2003, ricevette in regalo un biglietto gratta e vinci chiamato Tic Tac Toe. Lo guardò, e capì che qualcosa non tornava. Con un po’ di analisi statistica scoprì che, leggendo con attenzione i numeri visibili sul biglietto, era possibile prevedere con buona probabilità se il biglietto fosse vincente o no.

Invece di approfittarne, scrisse un documento dettagliato per mostrare il difetto, che oggi potete ancora leggere online.

Tre storie vere. Tre storie eccezionali. E tutte hanno una cosa in comune: non parlano di giocatori fortunati, ma di persone che hanno smontato il gioco pezzo per pezzo.

Non hanno vinto sfidando il caso: hanno vinto eliminandolo.

Ed è proprio questo il punto. Se servono un algoritmo, un team di esperti o un errore del sistema per vincere, vuol dire che la regola resta la stessa di sempre: nel lungo periodo si perde.