Effetto
possibilità
C’è un effetto psicologico che spiega, più di ogni altro, perché giochiamo anche quando sappiamo che non conviene. Si chiama effetto possibilità.
È l’effetto per cui, quando qualcosa passa dall’essere impossibile all’essere possibile — anche solo teoricamente possibile — il nostro cervello reagisce come se fosse accaduto un cambiamento enorme. Anche quando, in realtà, non è cambiato quasi nulla.
Un esempio chiarisce tutto.

Se non giocate al Superenalotto, la probabilità di vincere il jackpot è zero. Se invece giocate, al costo di un euro, la probabilità diventa 1 su 622.614.630.
Dal punto di vista matematico, la differenza è microscopica: tra zero e uno su seicentoventidue milioni non cambia praticamente nulla. Ma dal punto di vista psicologico, cambia tutto: prima era impossibile, ora potrebbe succedere.
E quella piccola fessura aperta sull’impossibile basta ad accendere la speranza.
A rendere l’effetto ancora più potente c’è un fatto reale, che lo alimenta: qualcuno che vince c’è davvero: ogni tanto una persona porta a casa il jackpot, e questo basta a rendere la possibilità tangibile.
Ma succede solo perché sono milioni le persone che giocano: se lancio milioni di volte un dado con seicentoventidue milioni di facce, prima o poi uscirà anche la faccia 1729!
L’effetto possibilità è, in fondo, il carburante dell’azzardo: trasforma l’impossibile in sogno, e il sogno in biglietto.
È ciò che ci fa pensare che “tanto qualcuno deve pur vincere” — facendoci dimenticare che quel qualcuno non saremo noi.
Ecco perché quella scintilla di speranza, pur così umana, è anche così ingannevole: ci fa confondere una possibilità infinitesimale con una reale opportunità.