Azzardo
online
C’è un criterio semplice per capire quanto un gioco d’azzardo può essere pericoloso: quanto è facile giocarlo.
Lo stesso Franz W. Peren, che ha studiato i meccanismi di rischio dei vari giochi (ne abbiamo parlato qui) direbbe che il potenziale di rischio cresce con l’accessibilità: più è facile accedere al gioco, più il gioco è rischioso.

Pensateci: se per scommettere doveste fare cinquanta chilometri fino al casinò più vicino, il gioco resterebbe confinato a un’occasione rara.
Se bastasse scendere di casa e attraversare la strada per entrare in una sala slot, la tentazione sarebbe già più vicina.
Ma se tutto ciò che serve è mettere la mano in tasca, prendere il telefono e aprire un’app, il confine tra gioco e quotidianità si dissolve del tutto.
È questa la rivoluzione — e il pericolo — dell’azzardo online: nessuna distanza fisica, nessun orario, nessuno sguardo che ti fermi. Un flusso continuo di slot, gratta e vinci digitali, scommesse sportive e giochi “live”, disponibile ventiquattr’ore su ventiquattro, sette giorni su sette.
Per chi ha già sviluppato una dipendenza, questa facilità d’accesso è una trappola micidiale. La situazione è simile a quella di Ulisse con le sirene: sai che il canto ti attirerà, e l’unica speranza è legarsi all'albero maestro, che nel mondo digitale significa “autoescludersi”, una possibilità concreta prevista dalle piattaforme di gioco online, che consente di bloccare volontariamente il proprio accesso.
Ma anche chi riesce a farlo, una volta sceso in strada, si trova circondato da nuove sirene: bar, tabaccherie, sale slot, cartelloni pubblicitari, app di scommesse pronte a notificare “l’occasione del giorno”.
Tra l’online e la diffusione capillare dell’offerta fisica, oggi restare lontani dal gioco è come cercare silenzio in mezzo al frastuono.